Cento di questi giorni

È mezzanotte e sono a casa con una birra ghiacciata in mano che festeggio l’inizio del mio compleanno. Sono solo ma non è un problema, domani festeggerò a dovere con tante persone che hanno conquistato la mia stima e soprattutto il mio affetto.

Non che sia cambiato qualcosa rispetto a qualche minuto fa. I compleanni sono ampiamente sopravvalutati. Che vuoi che cambi tra 30 e 31? È come quando si guida in autostrada e inconsapevolmente attraversi meridiani e paralleli. Non succede nulla, non si sente nulla. Nemmeno un piccolo scossone sotto gli pneumatici.

Dicevo che stare soli, in un momento come questo, forse è meglio. Da solo ci si può fermare un attimo ed in silenzio ripercorrere ciò che è stato fatto la direzione verso cui mi sto muovendo (scusatemi per la banalità!). Ricacciato con risoluzione il proposito di stilare una classifica dei momenti migliori finora vissuti (in maniera del tutto involontaria non avrei potuto fare a meno di redigere un’analoga lista di momenti negativi), mi rendo conto che non posso con certezza affermare che il meglio deve ancora venire. Ma se penso alla mia famiglia, a qualche buon amico che mi sta accanto, a tutti i traguardi che mi hanno fatto arrivare qui, ai viaggi che mi hanno fatto conoscere luoghi e persone, il buon cibo, qualche partita leggendaria, beh…non è stato tutto così male.

E se davvero il meglio dovesse ancora arrivare, sarà un “meglio” davvero spettacolare!

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Scienza 5 stelle: quanto è semplice la ricerca a colpi di mouse!

La politica “scientifica” del M5S è ancora uno dei maggiori motivi della sua scarsa credibilità. Tralasciando alcune dichiarazioni di Grillo come “l’AIDS non esiste, l’HIV non è mai stato isolato” ciò che preoccupa è la spiccata tendenza al sensazionalismo mediatico e al complottismo. Inoltre, a tutto ciò si aggiunge il grande limite della comunicazione on line che è difficilmente controllabile, non sottoposta a strumenti di mediazione e revisione. Qualsiasi informazione è pertanto pubblicata senza l’obbligo di correzioni o smentite. Ciò comporta un accumularsi di errori, inesattezze scientifiche e vere e proprie assurdità.

Nella foto in basso (che spopola tra le bacheche facebook di simpatizzanti e attivisti M5S), nel pannello di destra si legge ad esempio “blocco della proliferazione di cellule decedute”. Qualcuno riesce a cogliere la sublime contraddizione di cellule decedute eppure ancora in grado di proliferare?

Anche il cosiddetto metodo Di Bella, ancora oggi invocato da alcuni come soluzione a tutti i mali, non ha mai dato prova di solida efficacia.

Ma è su Roberta Benetti che mi voglio soffermare. Gli attivisti grillini e i fautori dell’eterna lotta contro le perfide case farmaceutiche che vogliono vederci morire tra atroci sofferenze, affermano che la sua sensazionale scoperta potrebbe farci guarire tutti già domani da qualsiasi tipo di tumore senza dover ricorrere all’odiosa radio- o chemioterapia. A questi profondi conoscitori della biologia molecolare, della fisiologia e della biochimica, a questi smanettatori del mouse, a questi surfisti del web voglio dire che basta allargare giusto un po’ la loro fonte di informazione. Basta infatti aprire una pagina web che non sia il blog di Beppone nostro per trovare le dichiarazioni della stessa dottoressa Benetti sulla sua scoperta.

«in termini di applicabilità terapeutica, lo studio è ancora lontano dalla clinica e nessuno di noi ricercatori può affermare che potrà sostituire la chemioterapia» (Avvenire, 25 gennaio 2013).

Inoltre, voglio ricordare a tutti che la malattia che chiamiamo “cancro” è in realtà non una sola malattia. Il tumore al seno è diverso da un osteosarcoma così come una leucemia ha poco in comune con un retinoblastoma. La cura per il cancro è una chimera che non raggiungeremo in tempi brevi mentre è possibile che traguardi importanti vengano raggiunti (ed è già stato fatto!) per determinati tipi di tumori.

Pertanto, oltre alla contro-informazione, cercate di individuare anche le informazioni originali e, se vi viene un dubbio, chiedete conferma a qualcuno che questi argomenti li ha studiati.

Trattare con tale spensierata leggerezza temi come il cancro, significa mancare di rispetto verso gli ammalati e i loro cari.

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Vite parallele

Come fai a vivere la tua vita sapendo che niente potrà mai cambiare? che domani ti sveglierai e ti ritroverai allo specchio tale e quale. I tuoi sforzi per imprimere un cambiamento saranno vani e le motivazione che troverai saranno fragili ed effimere come lanterne di carta sospinte da candele che obbediscono al vento e a niente altro.

Come fai a vivere la tua vita sapendo che tutto è destinato a cambiare? che domani ti sveglierai e non riconoscerai quel volto allo specchio. Per quanto tu possa sforzarti, i capricci del caso ti porterano su strade che non hai scelto e quel desderio di stabilità rimarrà irrealizzato, sepolto dalla gravità delle tue indecisioni.

Come fai a vivere la tua vita?

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Bla, bla, click! La verità ai tempi del www.

La rete non sarà mai un contenitore culturale e nemmeno un luogo di democrazia diretta.

La rete è una grande piazza sulla quale qualsiasi ciarlatano, falso profeta e predicatore potrà elevare le proprie baggianate ad incontrovertibili verità trovando nell’ignoranza dilagante terreno fertile per il proprio successo. Qualsiasi idiozia trova facilmente in rete milioni di beoti sempliciotti disposti a credere, bisognosi di credere. La rete ha sostituito i canonici canali di insegnamento e, per la sua privilegiata condizione di universale accessibilità, rischia di sostituire le istituzioni principi della formazione e divulgazione della conoscenza. Università, industria, centri di progettazione e design perdono la loro autorevolezza e credibilità soppiantate da una enciclopedia on line le cui pagine sulle terapie omeopatiche per i tumori sono state compilate da ventenni brufolosi che hanno redatto anche la lista degli episodi di Star Wars (cit.).

Se gli OGM fanno bene o male, non lo decidono studi condotti con i criteri della scientificità, bensì una informe massa di avatar e nickname assolutamente certa che mangiando cibo OGM ci cresceranno le antenne sulla fronte, che le perfide multinazionali vogliono controllarci e conquistare il pianeta, che il mondo è pieno di complotti per annientarci e ridurci ad amebe prive di volontà.

No, la rete non sarà mai un luogo di democrazia. La rete finirà per imporre a tutti la dittatura della stupidità.

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Sperimentazione animale: perché sì!

Da settimane si discute su un tema importante e delicato come la sperimentazione animale eppure sembra che i media riescano a fare solo confusione. La notizia che ha fatto più rumore è stato l’assalto animalista al canile “Green Hill” dove venivano allevati beagle destinati ad essere utilizzati come cavie da laboratorio. Va detto che cani, gatti e primati rappresentano una percentuale infinitesimale delle cavie utilizzate nella ricerca sia per gli spazi enormi che questi necessitano sia per i costi esorbitanti necessari al loro mantenimento. Gran parte delle cavie utilizzate a scopi scientifici sono roditori (topi e ratti) tenuti in un ambiente protetto (eventuali infezioni o malattie inficerebbero qualsiasi dato scientifico) e la cui manipolazione deve sottostare a rigidissime leggi europee e nazionali.

Poche settimane fa, e forse questo lo sanno in pochissimi, è stata presentata al parlamento europeo una proposta di legge di iniziativa popolare per fermare la sperimentazione animale in tutta l’Unione Europea. Questa iniziativa scellerata rischierebbe di riportare l’Europa in una sorta di medioevo scientifico e la taglierebbe definitivamente fuori dalla competizione con USA, Canada, Cina e Giappone.

Il problema é che non é facile spiegare a chi non é familiare con la ricerca perché la sperimentazione animale é necessaria. Se entri troppo nel tecnico rischi di non essere capito. Se parli con un linguaggio troppo semplice potresti sminuire il concetto e non risultare credibile (?) autorevole (?) convincente (forse). É molto piú semplice buttarla in caciara come fanno certe associazioni animaliste supportate dal VIP di turno, o parlare alla pancia delle persone. Chi non si commuoverebbe pensando alle atroci sofferenze dei poveri animaletti seviziati da perfidi ricercatori? Chiaramente se si intervistano 100 persone per strada la maggioranza dirá di essere contro pur non sapendo di tutti i benefici e i progressi conquistati dall’umanitá grazie alla sperimentazione animale.

Proverò allora con tre soli punti di riflessione e cercando di utilizzare un linguaggio tecnico ma accessibile a spiegare perché a mio avviso non si può rinunciare ad utilizzare animali per la ricerca scientifica.

Punto primo: nonostante questa sia una delle tante assurde accuse mosse dai movimenti ambientalisti, nessun ricercatore scientifico, ricava una qualche forma di piacere nel sacrificare una cavia (spero che su questo possiamo tutti essere d’accordo).

Punto secondo: porto ad esempio il mio lavoro che si concentra sulle malformazioni cardiache congenite. Non esiste alternativa all’utilizzo di cavie per uno studio comprensivo che prenda in considerazione sviluppo embrionale, meccanismi fisiologici di funzionamento dell’intero muscolo cardiaco e studio dei meccanismi molecolari che stanno alla base di malformazione.

Punto terzo: consideriamo adesso la sperimentazione su farmaci: testare un farmaco su cellule isolate umane, come chiedono animalisti o pseudo-scienziati, si fa da decenni ma é solo la prima fase della sperimentazione (ce ne sono quattro e l’ultima é la sperimentazione e monitoraggio su individui umani). Gli esseri umani sono costituiti da centinaia di cellule diverse e ipotizzare di testare un farmaco su ciascuna di esse é un’idea folle e irrealizzabile dal punto di vista tecnico. Non tutte le cellule umane possono essere mantenute in coltura, altre solo per un periodo di tempo limitato. Le linee cellulari che si usano solitamente per la ricerca bio-medica e bio-molecolare sono spesso cellule cancerose o cosiddette “immortalizzate” che sono diverse dal punto di vista genetico da quelle normali. Per esempio mancano di quei meccanismi di emergenza che spingono le cellule ad autodistruggersi in caso di trasformazione in cellula tumorale. Quindi queste cellule possono essere usate per indagini preliminari, una sorta di “studio di fattibilità” ma il risultato di una sperimentazione condotta interamente su queste cellule sarebbe incompleto e non del tutto attendibile. Altro livello di difficoltà: ogni organo è costituito da diverse tipologie di cellule ed il suo corretto funzionamento dipende anche dai “sistemi di comunicazione” tra le varie cellule che ne formano la struttura. Ad esempio il vostro intestino è fatto da cellule che assorbono le sostanze nutritive e di cellule muscolari che spingono avanti il cibo. Come si potrebbe controllare da cellule isolate se un farmaco altera queste interazioni?

A mio modesto parere, animalisti o chiunque si dice contrario alla sperimentazione animale lo fa in buona fede ma sostanzialmente per ignoranza. Scienziati o presunti tali, che invece invocano solo studi in vitro senza passare per gli animali, sono palesemente in malafede.

Ma anche degli ignoranti ciarlatani.

 

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Vittima del sistema

In principio erano le battaglie scolastiche contro presidi e professori tiranni.

Poi è stata la volta dell’indignazione per le porcate che i politici da Roma, Palermo o anche dalla piccola Alcamo si ostinavano a mettere in pratica con l’apparente unico e sadico obiettivo di rendere peggiori le nostre vite.

La mia voglia di fare qualcosa per migliorare il mondo mi spingeva a informarmi con qualsiasi mezzo educandomi alla formazione di pareri e idee quanto più possibile autonome e non influenzabili.

Ogni giorno aprire gli stessi siti web e trovare subito in prima la peggiori notizie: massacri in Africa, terrorismo, leggi ad personam, leggi pro corruzione, leggi pro evasione fiscale, wikileaks, pedofili e puttanieri, politici e mafiosi a braccetto.

Tutto questo mi causava uno sdegno sempre crescente e continui travasi di bile. Vedevo lo sporco del mondo e potevo trovare macchie anche sulla mia felpa nike made in Thailand, sulle auto a carburante raffinato da giacimenti protetti da armi e sangue di militari. Io davanti ad un computer a leggere, indignarmi e vergognarmi, condividere link sui social networks o scrivere post su un blog. Impatto sulla realtà: zero!

Poi tutto è cambiato senza che me ne rendessi conto.

I post sono scomparsi, i link li lascio pubblicare ad altri convinto della loro sostanziale inutilità.

Leggere le notizie è sempre una normale attività quotidiana ma con la sostanziale differenza che tutto scivola sulla mia materia grigia senza penetrare o attivare sentimenti di rabbia e ribellione.

Minatori uccisi in Sudafrica, attiviste russe arrestate, magistrati delegittimati da politici con vaste collezioni di scheletri nell’armadio. Nulla che riesca più a sorprendermi o che possa ritenere più rilevante dei problemi che devo affrontare nella mia giornata.

Mi inducono una sincera irritazione tutte le tesi complottiste, Grillo e Grillini, scie chimiche, signoraggio bancario, malefatte di case farmaceutiche e multinazionali

Sono diventato (ancora più) cinico? o forse un perfetto elettore moderato? sarà forse vero che come diceva qualcuno “Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”?

Non lo so ed, in realtà, anche questa domanda mi lascia alquanto indifferente.

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Un tricipite è per sempre

Da alcuni mesi ho ricominciato a frequentare una palestra.

L’obiettivo era quello di risvegliarsi dal torpore invernale ispirato da un freddo talmente intenso da congelare le sinapsi e indurre uno stato di pigrizia cronica che mi conduceva automaticamente dal mio posto di lavoro al divano di casa evitando qualsiasi altra attività. Chiaramente il mio fisico ne risentiva parecchio, dal momento che la pancia aveva raggiunto e superato i livelli di guardia e i miei muscoli avevano il tono e lo spessore di una sottiletta del discount.

Mi sono quindi ritrovato tra pesi, cyclette e tappeti e i più disparati corsi che assicurano benessere fisico ma che hanno nomi degni di un film di guerra come “power combact” o “hot iron”.

Quello che più mi piace della palestra non è, ovviamente, spingere chili di metallo in attesa di una ipertrofia muscolare o sudare cercando di seguire il ritmo di una tipa che può fare mezz’ora di addominali senza che le si sposti un capello. Della palestra mi piace osservare la gente. Ci sono quelli come me che ci vanno ma non ci pensano due volte a saltare un allenamento per un happy hour al messicano. Ci sono quelli che ci mettono tutta la loro volontà, firmano un contratto da 18 mesi, si agitano sugli attrezzi e pedalano come gli ossessi ma sanno benissimo che non riusciranno mai a disfarsi di quei 50 chili di grasso accumulato dal collo alle caviglie (soprattutto se dopo ogni allenamento li vedi uscire dal Mc Donald con un mega burger, patatine e coca cola da un litro). Ci sono le ragazze magre e bellissime che si muovono tra gli attrezzi camminando leggiadre come sospinte da pattini invisibili: ogni loro movimento sembra dire “non ho bisogno di andare in palestra ma è bellissimo farsi guardare”. Ed è bello guardarle!

Ma la categoria che più mi affascina è senza dubbio quella del palestrato. Il palestrato ha affogato il suo scheletro sotto uno spesso strato di turgidi muscoli fatti di sudore, creatina e pasticche dalla dubbia composizione. La sua schiena è così larga che le braccia non potranno mai più aderire ai fianchi, il che comporta una camminata simile a quella di un pinguino imbarazzato. Il palestrato si ama, adora il silenzioso gonfiarsi di un bicipite sotto sforzo, la bombata rotondità di un pettorale che gonfia una maglietta, la scacchiera del suo addome. Un palestrato non guarda nemmeno la ragazza magra di cui sopra poiché, quando ci si allena, nell’eterna lotta tra acido lattico e testosterone è sempre quest’ultimo a soccombere. Questione di priorità.

E se pensate che almeno lo spogliatoio rimanga un ultimo baluardo di mascolinità, rimarreste sorpresi dal fatto che depilazione e trattamenti estetici siano gli argomenti di conversazione in cima alla top ten in uno scintillio di creme, flaconi e profumi. Il tutto foraggiato, incentivato, incoraggiato da svariati metri quadrati di specchi davanti ai quali il palestrato rimane ad ammirarsi a lungo.

Non mi resta allora che sudare sugli attrezzi, isolato dalla musica a palla del mio ipod e sorridere alle belle ragazze sperando in una minima reazione. Invano.

Loro guardano i palestrati. Invano.


 
 
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